Vasi in ceramica
Whispers
2026
Il lavoro di Sibylle Tamer esplora l’idea di confine tra passato e presente, architettura e poetica dell’illusione. Le forme antiche si trasformano assumendo nuovi significati, attraversando i confini tra memoria e reinvenzione immaginativa.
Al centro del lavoro di Sibylle Tamer vi è il fascino per la colonna greca — una forma architettonica che ha attraversato i secoli, portando con sé idee di bellezza, equilibrio, forza e memoria. Attraverso Atelier SZ, Sibylle affronta la colonna con un gesto personale che reinterpreta l’erotismo della virilità dorica e suggerisce un’accoglienza nella propria sensibilità femminile, trasformando frammenti dell’architettura classica in oggetti da guardare, toccare e vivere.
Le sue creazioni non sono riproduzioni di forme antiche. Sono interpretazioni. Le colonne vengono rimodellate, le proporzioni mutano, le superfici diventano irregolari e i dettagli architettonici assumono nuove funzioni. Un capitello può trasformarsi in un contenitore; un frammento di colonna può diventare un oggetto scultoreo. Ciò che un tempo apparteneva all’architettura monumentale viene riportato a una scala umana.
C’è qualcosa di volutamente imperfetto in questi pezzi. Le linee non sono rigide né perfettamente simmetriche. Le superfici mostrano le tracce della mano, conferendo a ogni oggetto una presenza e una personalità proprie. Questa irregolarità crea un dialogo tra la permanenza che associamo all’architettura classica e la spontaneità dell’artigianato contemporaneo.
Per Sibylle, il legame con la Grecia è anche personale. Persino il suo nome porta con sé un’eco del mondo antico: le Sibille erano figure profetiche femminili dell’antichità, associate all’intuizione, al mistero e alla capacità di vedere oltre il presente. Questo legame non viene trattato letteralmente nel suo lavoro, ma aggiunge un ulteriore livello al suo rapporto con la storia greca e il suo linguaggio visivo.
Piuttosto che guardare all’antichità con nostalgia, Sibylle vi si avvicina al di là di una logica di dominio.
Attraverso Atelier SZ, si chiede cosa accada quando una forma antica viene sottratta al suo contesto tradizionale. Può una colonna monumentale, dopo aver esercitato per secoli la propria funzione di dominio, essere ripresa e trasposta in una dimensione intima?
La nuova collezione esplora precisamente questa trasformazione.
Sostituendo la rigidità con il ritmo e con dettagli ornamentali antitetici, i pezzi conservano le tracce della loro origine architettonica sviluppando al tempo stesso un linguaggio autonomo. Alcuni sono allungati, quasi architettonici; altri più piccoli, morbidi e organici. Le aperture nella parte superiore trasformano le strutture simili a colonne in contenitori, mentre basi e capitelli scolpiti diventano elementi espressivi, non più puramente architettonici.
Il risultato si colloca da qualche parte tra scultura, design e oggetto funzionale.
Questa ambiguità è essenziale nel lavoro. Sibylle è interessata a oggetti che non devono appartenere interamente a una sola categoria. Un pezzo può contenere qualcosa, ma può anche esistere semplicemente per la sua forma. Può evocare un frammento archeologico, pur richiamando chiaramente problematiche contemporanee. Può apparire familiare e estraneo allo stesso tempo.
Il materiale svolge un ruolo importante nella creazione di questa tensione. Le superfici tattili e le imperfezioni visibili contrastano con la perfezione idealizzata tradizionalmente associata all’architettura classica. Al posto del marmo levigato e della scala monumentale, questi oggetti rivelano texture, movimento e tracce del fare.
Sembrano quasi essere stati scoperti, più che fabbricati.
Il tempo è quindi presente in tutta la collezione, ma non in modo lineare. I riferimenti antichi convivono con gesti autonomi. Forme che sembrano archeologiche vengono reinventate. Il passato non viene ricostruito: viene trasformato.
Questo rapporto tra memoria e immaginazione è centrale nella pratica di Sibylle.
La colonna greca è una delle forme più riconoscibili della storia dell’architettura occidentale, eppure qui diventa qualcosa di più personale e giocoso. Liberata dalla responsabilità di sostenere un edificio, la colonna può cambiare carattere. Può diventare delicata, esagerata, imperfetta o inattesa. Piuttosto che stare da sola, suggerisce un’inaspettata alleanza tra opposti.
Modificandone scala e funzione, Sibylle ci invita a guardare nuovamente una forma che pensiamo di conoscere già.
Questi oggetti possono vivere accanto a noi. Possono stare su un tavolo, contenere fiori o semplicemente occupare uno spazio come presenze scultoree. La distanza tra museo e casa, monumento e oggetto, antichità e presente, comincia a scomparire.
È forse proprio qui che Atelier SZ trova il suo linguaggio distintivo: nell’incontro tra mondi apparentemente opposti.
Antico e contemporaneo.
Monumentale e intimo.
Architettonico e fatto a mano.
Memoria e immaginazione.
Invece di scegliere tra questi poli, Sibylle permette loro di coesistere.
Il vocabolario familiare dell’antichità greca viene scomposto e ricomposto attraverso una sensibilità diversa, dando vita a oggetti che portano con sé la storia senza esserne definiti.
In definitiva, il lavoro non riguarda tanto la riproduzione della Grecia quanto l’esplorazione di ciò che rimane di una forma dopo secoli di classicismo persistente. La colonna diventa un punto di partenza, una struttura dalla quale possono emergere nuove possibilità.
Attraverso Atelier SZ, Sibylle Tamer offre a queste forme antiche una nuova possibilità di espandersi nel mondo.
Sibylle Tamer è una designer libanese il cui lavoro nasce dall’emozione e dall’esperienza personale, reinterpretando l’artigianato tradizionale attraverso una lente contemporanea. Cresciuta tra il Libano e Parigi, ha studiato Belle Arti all’ALBA, per poi proseguire la sua formazione alla Parsons School of Design di New York. Il suo lavoro è stato esposto a livello internazionale in Europa e in Medio Oriente, con recenti presenze al Salone del Mobile e al We Design Beirut Open Studio 2025.