Paravento in cotone, lino, filato riflettente, misto di filato sintetico (filato tecnologico)
To Read A Pattern
2026
Cosa accade a una pratica artigianale non occidentale quando viene integrata negli standard produttivi europei?
Guidato da questa domanda, To Read a Pattern esplora come i motivi laotiani possano persistere in nuovi contesti geografici, tecnologici e culturali.
In Laos, la tessitura è una tradizione viva: i pattern vengono continuamente creati e trasmessi da madre a figlia, per essere utilizzati in ambito domestico o nell’abbigliamento tradizionale.
Le rappresentazioni orientaliste e i pregiudizi culturali hanno portato a una scarsissima presenza autentica o contemporanea dei tessuti laotiani negli spazi occidentali. Eppure, in Laos, il mestiere è rimasto in gran parte invariato rispetto al suo passato coloniale, continuando a essere parte della vita quotidiana, generando così una dissonanza nel modo in cui i pattern vengono interpretati tra culture diverse. Può emergere una prospettiva alternativa da questo scarto?
Utilizzando pattern raccolti durante una ricerca sul campo in Laos e i metodi di produzione industriale a sua disposizione presso il TextielMuseum di Tilburg (NL), nel tentativo di adattare la pratica artigianale al telaio industriale, Marie Vilay ha sviluppato una nuova generazione di pattern.
Esplorando come la tradizione possa sopravvivere attraverso la trasformazione, nuove generazioni di motivi — inserite su banner traslucidi (riferimento a una modalità tradizionale laotiana di esposizione dei tessuti) — si uniscono in una membrana tessile che crea uno spazio per una modalità alternativa di rappresentazione e di relazione con i pattern laotiani, con l’obiettivo di perpetuare la ricca tradizione delle tessitrici laotiane in un contesto diverso.
Crescendo circondata da motivi tessili tradizionali laotiani in ambito domestico (su una tovaglia, sul divano o su abiti tradizionali), questo progetto nasce dalla percezione che uno stesso oggetto, familiare per alcuni, possa risultare estraneo per altri.
L'opera mira a reintrodurre questi nuovi motivi tessili in un contesto domestico, trasformandone la percezione: da elementi estranei a presenze familiari e quotidiane. Al tempo stesso, si configura come una membrana che mette in relazione gli osservatori appartenenti alla comunità da cui trae origine e quelli esterni, con l'obiettivo di riconciliare prospettive differenti e apparentemente contrapposte.
Marie Vilay è un’artista/designer che intreccia nei propri lavori i temi della migrazione e della decolonialità. Nata in Lussemburgo da madre appartenente alla diaspora laotiana e padre lussemburghese, si è laureata alla Design Academy Eindhoven nei Paesi Bassi e attualmente vive a Bruxelles.
Analizzando gli aspetti che mettono in relazione diverse pratiche tessili, la sua ricerca si traduce in opere tessili e installazioni che utilizzano il contesto geografico e culturale come base concettuale per esplorare questioni legate all’eredità, all’identità culturale e al senso di appartenenza.
Influenzata dalla storia di migrazione della sua famiglia e dall’esperienza del suo apprendistato nella tessitura presso il centro professionale Houey Hong a Vientiane, in Laos, ha sviluppato una serie di lavori che indagano come le tradizioni tessili laotiane possano essere portate avanti all’interno del sistema produttivo europeo di cui fa parte.
Attraverso lo studio delle modalità con cui il sapere artigianale tessile viene trasmesso nella cultura dei suoi antenati, ha approfondito il rapporto tra artigianato e tecnologia dal punto di vista di una persona legata alla diaspora laotiana, facendo emergere uno spazio di complessità e dialogo.