Lampada in PETG trasparente
Senza titolo (L·01)
2026
Senza titolo (L·01) è una lampada scultorea che estende la mia pratica artistica verso il territorio dell’oggetto funzionale. L’opera nasce da una ricerca su come immagini digitali, ricordi e frammenti visivi del mio archivio personale possano passare dallo schermo a un corpo fisico, tattile e luminoso.
La forma si genera attraverso processi digitali e si sviluppa come una sedimentazione di strati: immagini quotidiane, gesti e memorie frammentate che, attraversando il software, smettono di funzionare come immagini bidimensionali per trasformarsi in volume. Questo passaggio tra virtuale e materiale è una costante del mio lavoro, dove l’immagine viene intesa non solo come rappresentazione, ma come qualcosa che può acquisire peso, texture e presenza nello spazio.
L’opera è realizzata mediante stampa 3D in PETG trasparente, un materiale traslucido che permette alla luce di filtrare dall’interno. Su questa struttura viene applicata una finitura floccata vellutata composta da pittura acrilica, resina adesiva e fibre di nylon, che trasforma radicalmente la superficie. Il floccaggio attenua le tracce della stampa 3D, assorbe la luce esterna e genera una qualità opaca e tessile, introducendo una tensione tra il tecnico e l’organico, il digitale e il corporeo.
La luce è nascosta sotto l’opera tramite un piccolo pannello LED circolare e si manifesta come una presenza interna. Più che illuminare direttamente, l’opera emette un bagliore contenuto che attraversa le zone traslucide e rafforza l’idea di immagine latente, di ricordo che non si mostra completamente ma rimane filtrato dalla materia.
Come oggetto, Senza titolo (L·01) si colloca tra scultura, lampada e frammento di paesaggio. La sua scala domestica permette un rapporto con l’uso quotidiano senza rinunciare alla dimensione speculativa.
In questo senso, l’opera dialoga con l’idea di confine: non come limite fisso, ma come spazio di passaggio e trasformazione. Tra immagine e oggetto, tra archivio e materia, tra interno ed esterno, l’opera abita una soglia in cui il digitale e il fisico rimangono in costante relazione.
Lola Zoido (Zafra, Badajoz, Spagna, 1994) vive e lavora a Madrid. Laureata in Belle Arti presso l’Università di Siviglia e con un Master in Ricerca Artistica e Creazione presso l’Università Complutense di Madrid, sviluppa una pratica multidisciplinare che esplora le relazioni tra immagine, tecnologia, memoria e materialità. Il suo lavoro nasce da uno sguardo analitico e poetico sui processi digitali, indagando il modo in cui costruiamo la realtà all’intersezione tra il fisico e il virtuale. Attraverso media come l’immagine digitale, la modellazione 3D, la scultura, l’installazione e la stampa 3D, affronta questioni legate al paesaggio, al territorio, all’archivio e alle forme contemporanee della percezione. Le sue opere sono state esposte in spazi come La Casa Encendida, IVAM, CentroCentro, C3A, Centro del Carmen, Fabra i Coats, ARCOMadrid e in diverse gallerie nazionali e internazionali.
La Fondazione Badr El Jundi, con sede a Madrid, fonda la sua missione sulla convinzione che l’arte possa avere un forte impatto sociale e contribuire a generare cambiamenti significativi nella società.
Il nostro lavoro va oltre lo spazio espositivo per creare connessioni tra arte contemporanea, salute, educazione e benessere delle comunità.
Attraverso collaborazioni con ospedali, orfanotrofi, istituzioni educative e organizzazioni sociali, sviluppiamo iniziative che portano esperienze artistiche in contesti in cui la creatività possa favorire dialogo, riflessione e relazioni umane. Promuoviamo incontri tra artisti e comunità diverse, creando opportunità di partecipazione e accesso alla cultura.
Ogni progetto riflette il nostro impegno nell’utilizzare l’arte come strumento di cura, inclusione e cambiamento positivo, generando esperienze che vadano oltre la sfera culturale e contribuiscano a una società più connessa e consapevole.