Jannis Schäfer

Azulejo Floor Lamp
2026

Ogni materiale con cui lavoro porta con sé un confine prestabilito. Non un limite fisico, ma concettuale: il limite di ciò che gli è consentito essere, del ruolo che ha sempre ricoperto, del contesto a cui è sempre appartenuto. La mia ricerca prende avvio proprio da quel confine.

Per me il limite non è un problema da superare, ma una condizione entro cui lavorare. Il vincolo non è l'opposto della libertà: è il luogo in cui l'invenzione diventa necessaria. Quando si lavora esclusivamente con ciò che si ha a disposizione, la domanda non è più cosa si vuole realizzare, ma che cosa il materiale porta già in sé. La sua materia prima: quella qualità intrinseca che precede ogni funzione, ogni destinazione, ogni identità. Qualcosa da ascoltare, più che da definire.

È proprio qui che il confine rivela tutta la sua vitalità: non come una linea che separa, ma come uno spazio in cui le identità preesistenti si dissolvono e nuove possibilità prendono forma. Materiali provenienti da mondi, storie e tradizioni differenti, riuniti nello stesso contesto, smettono di essere ciò che erano per interrogarsi su ciò che potrebbero diventare.

Forse non è molto diverso da ciò che chiediamo anche a noi stessi.

La Azulejo Floor Lamp nasce esattamente da questo punto di incontro. Piastrelle, vetro, metallo e marmo sono stati scelti non per ciò che sono, ma per ciò che possono diventare.

Materiali di origini diverse, accomunati da una nuova relazione. La domanda non riguarda più la loro identità, ma il loro potenziale: la materia prima, quella qualità essenziale che esiste prima che venga loro attribuita una funzione. È qui che prendono forma nuove aspirazioni: per la materia stessa, per chi la plasma e, forse, anche per chi la osserva.

Lavorare esclusivamente con ciò che è già disponibile rappresenta di per sé un limite. Ma è proprio all'interno di questo vincolo che emergono nuove possibilità. Il confine diventa così uno spazio di invenzione.

Il risultato è una lampada dimmerabile, capace di modulare la luce con continuità e di ridefinire, istante dopo istante, il confine tra luce e ombra, e tutto ciò che esiste nel loro spazio intermedio.

Jannis Schäfer è un designer e artista tedesco che opera tra oggetto, arredo, illuminazione e progettazione dello spazio. È cresciuto tra due forme di precisione: lo sguardo della madre, pittrice, e le mani del padre, ingegnere. Fin dall'inizio, per lui, arte e tecnica non sono mai stati mondi separati.

Ha studiato Industrial Design e Material Design in Germania, Italia e Spagna. Durante questo percorso, il materiale ha smesso di essere una variabile da scegliere alla fine del progetto per diventare il punto di partenza: un interlocutore, una guida.

La sua ricerca si fonda sull'impiego di materiali naturali e post-consumo, sulle tecniche dell'artigianato tradizionale e su un processo progettuale in cui è la materia stessa a definire i limiti della forma. Non si tratta di una scelta dettata dalle tendenze, ma dell'unico approccio che ritiene coerente dal punto di vista etico, ecologico ed estetico.