Sedie in PLA
Heimatlos Chair
2026
La produzione di massa sta progressivamente annientando l'artigianato tradizionale, ed è proprio in questo punto d'incontro che em ef studio colloca la propria ricerca.
Il progetto prende avvio da un oggetto che porta con sé oltre quattrocento anni di storia: la board chair.
Tra le prime sedute dotate di schienale, nasce all'interno delle comunità rurali. Più che un semplice oggetto funzionale, questa sedia rappresenta una testimonianza storica che racchiude secoli di trasformazioni sociali, saperi artigianali e valori culturali.
È simbolo di permanenza, conoscenza accumulata e della lenta evoluzione del progetto.
Lo studio osserva questo oggetto attraverso il filtro di una tecnologia contemporanea: la stampa 3D. Questa tecnologia rappresenta processi progettuali accelerati, serialità digitale e un'estetica profondamente contemporanea.
Il risultato è un campo di tensione: un confine che non separa soltanto, ma mette in relazione passato e futuro, artigianato e tecnologia.
L'opera esplora questo spazio intermedio e solleva interrogativi su ciò che viene perduto, ciò che viene preservato e sulle nuove possibilità che emergono quando le tradizioni artigianali incontrano le tecnologie digitali.
È proprio in questa ambiguità che risiede la rilevanza del progetto.
Il confine non viene inteso come un ostacolo, ma come uno spazio produttivo di dialogo.
La transizione tra artigianato e tecnologia non viene assunta come un conflitto, bensì come un'opportunità per riflettere sul futuro del fare progettuale.
L'opera invita il pubblico a mettere in discussione le concezioni dominanti di progresso e a rivalutare il ruolo della materia, del tempo e del lavoro umano.
Un aspetto particolarmente interessante del progetto è che le macchine si sono rivelate molto più soggette all'errore e all'imprecisione di quanto inizialmente previsto.
Le macchine non pensano autonomamente: operano esclusivamente sulla base delle informazioni fornite e non sono in grado di reagire in modo indipendente agli imprevisti.
I dati devono essere preparati con estrema precisione, corretti e inseriti nel sistema.
Le variazioni di temperatura e le modifiche nelle proprietà dei materiali possono influenzare in modo significativo il processo di stampa.
L'intervento umano rimane quindi indispensabile durante tutta la produzione, richiedendo continui aggiustamenti manuali e una supervisione costante.
Di conseguenza, pur essendo realizzato attraverso processi automatizzati, ogni oggetto diventa un pezzo unico.
Il confine tra artigianato e tecnologia digitale inizia così a dissolversi, rivelando una convergenza inattesa in cui entrambi dipendono dalla conoscenza, dall'esperienza e dalla capacità di adattamento dell'essere umano.
La sedia è realizzata con un granulato biocomposito composto per il 20% da fibre di cellulosa a base di legno accuratamente selezionate, provenienti da foreste certificate PEFC, e per l’80% da acido polilattico (PLA) vergine. Questo materiale a base biologica è sostenibile e riciclabile e unisce le qualità naturali del legno a quelle della plastica a base biologica in un materiale innovativo.
Due sorelle. Due città. Uno studio.
em ef sono Marie e Feline: gemelle, designer, artiste e attente osservatrici della quotidianità.
Il loro sguardo è giocoso ma riflessivo. Il loro linguaggio si esprime attraverso oggetti, modelli e installazioni.
Nate a Monaco di Baviera e cresciute a Vienna, hanno studiato cinema a Berlino, dove hanno lavorato come duo di registe.
Il disegno è diventato il loro rifugio. Da questa esperienza è nato Die Genießer: illustrazioni, un libro e una rubrica per il quotidiano Tagesspiegel.
Nel 2022 hanno fondato em ef studio, compiendo il passaggio dal 2D al 3D.
Lo studio è al tempo stesso uno spazio di riflessione, un palcoscenico e un laboratorio.
Qui danno vita a oggetti che, dietro un'apparenza giocosa, pongono questioni legate al movimento, all'equilibrio e alla contemplazione.
L'umorismo è il loro strumento: preferiscono provocare domande piuttosto che fornire risposte. Nonostante la distanza — Marie a Francoforte e Feline a Berlino — lavorano in stretta collaborazione. Approcci diversi si intrecciano: il pensiero analogico incontra l'”aumentazione digitale”.
Il loro obiettivo è un linguaggio progettuale essenziale ma incisivo.