Dodo Arslan

Opera in acciaio

Zhamanak
2025

Zhamanak, “tempo” in armeno, è un’installazione che indaga il concetto di confine come condizione dinamica, instabile e percettiva, superando l’idea di limite come linea di separazione per restituirlo come spazio di relazione.

Il confine non è qui inteso come margine definito, è piuttosto un fenomeno emergente, che si manifesta nel tempo attraverso l’interazione tra materia, luce e ambiente.

L’opera si articola in una costellazione di sottili steli in acciaio armonico, culminanti in piccoli elementi riflettenti.

La struttura, essenziale e rarefatta, si configura come un dispositivo sensibile, progettato per attivarsi in relazione diretta con i raggi solari. È infatti la luce naturale (variabile, inclinata, mai costante) a costituire il vero agente generativo dell’installazione. Nel corso della giornata, l’incidenza dei raggi solari trasforma radicalmente la percezione dell’opera: la luce viene catturata, riflessa e frammentata in una molteplicità di traiettorie luminose che si espandono nello spazio circostante.

Si tratta di un processo non di un semplice effetto decorativo: l’installazione si attiva e si ridefinisce continuamente in funzione del movimento del sole, rendendo il tempo una componente strutturale del lavoro.

L’immagine non è mai stabile né univoca. Zhamanak esiste come fenomeno temporale, come campo di variazioni luminose che costruiscono e dissolvono configurazioni percettive sempre nuove. In questo senso, il confine si manifesta come evento: una soglia instabile che prende forma nell’interferenza tra luce e materia.

In prossimità dell’acqua, questo dispositivo percettivo si amplifica ulteriormente. La superficie riflettente introduce un secondo livello di complessità, moltiplicando e deformando i raggi luminosi. I riflessi si sdoppiano, si sovrappongono, si disperdono, generando una condizione di ambiguità visiva in cui si perde la distinzione tra profondità e superficie, tra origine e riflesso.

Il confine diventa così liquido, mobile, continuamente ridefinito.

La flessibilità degli steli in acciaio armonico, sensibili anche a minime variazioni dell’aria, contribuisce a destabilizzare ulteriormente il sistema. Ogni micro-movimento modifica l’orientamento degli elementi riflettenti e, di conseguenza, la traiettoria dei raggi solari, producendo una trasformazione costante dell’opera.

L’installazione non si limita a occupare lo spazio: lo attiva, rendendolo campo di interazione tra forze visibili e invisibili. Zhamanak si colloca dunque in una dimensione liminale: tra materia e luce, tra stabilità e mutazione, tra percezione e costruzione mentale.

Un luogo in cui il confine non è dato perché continuamente generato attraverso l’esperienza. In questa prospettiva, l’opera costruisce una condizione aperta anziché una forma conclusa. Di conseguenza il confine non è più un elemento da attraversare, ma diventa uno spazio da abitare: un territorio instabile, temporale e relazionale, che esiste unicamente nella continua negoziazione tra osservatore, luce e ambiente.

Dodo Arslan è un Designer italo-armeno, riconosciuto da Taschen tra i 90 protagonisti del design mondiale, raccolti nel volume DesignNow.

Parallelamente alla sua attività di light, product e graphic designer, da più di venticinque anni Arslan sviluppa una intensa ricerca formale e materica nel campo del ArtDesign.

Con una carriera internazionale che si sviluppa tra Europa, Stati Uniti e Sudamerica, Arslan ha saputo dare forma a valori profondi – identità, eccellenza, memoria, cultura – attraverso trofei e sculture che celebrano personalità ed istituzioni straordinarie.

È autore del trofeo dell’Italic Award, il riconoscimento conferito alle personalità italiane eccellenti in America dalla Camera di Commercio Italia-America (IACCSE).

Su commissione della Fondazione del Centenario 1873 della Banca Svizzera Italiana ha concepito il trofeo Incontro, assegnato alle personalità italiane e svizzere che hanno saputo costruire ponti culturali tra Italia e Svizzera.

In occasione del Centenario dell'Aeronautica Militare Italiana ha scolpito Níkē, un'opera che esprime la gloria delle conquiste ed il trionfo, ispirata alla celeberrima “Dea della Vittoria”. Il suo linguaggio plastico, potente e poetico, si esprime anche in pezzi da collezione come Nove, fuso in bronzo dalla Fonderia Artistica Battaglia; Glace, in vetro acrilico, lanciato in occasione di ArtBasel/DesignMiami; la seduta Otto in fibra di carbonio, entrato nella Collezione Permanente del Design Italiano ed esposta in un tour mondiale partito dalla Triennale di Milano. Le sue creazioni, battute all’asta da Pierre Bergé & Associés di Bruxelles, sono entrate nel circuito dell’ArtDesign collezionabile.