Sedie in acciaio e tessuto
Matrici
2026
Si tratta del primo progetto di arredo di Anticamera e nasce da una riflessione sul confine come principio generativo. Ogni limite, prima ancora di separare, stabilisce una misura: circoscrive il campo, orienta il gesto creativo e, imponendo una tensione, apre alla trasformazione.
Da questa intuizione nasce una matrice comune: un tubolare metallico che, piegandosi in tre tracciati differenti, dà corpo a uno stool, a un’armchair e a una chaise longue. Il confine si inscrive così nella costruzione stessa dell’oggetto: corre lungo il profilo della seduta, ne definisce il perimetro e trattiene la forma quanto basta perché il tessuto possa completarla. È il rivestimento, infatti, a trasformare il telaio in superficie d’uso: non una finitura applicata a posteriori, ma la materia che tende la struttura, ne modifica la presenza e ne determina, di volta in volta, il carattere.
Le tre sedute vengono così declinate attraverso tre diverse tipologie di tessuto — indoor, outdoor e archive — che corrispondono ad altrettanti modi di abitare il confine.
Nella versione indoor, la struttura viene accolta entro una misura più domestica, raccolta e prossima al corpo. I tessuti, realizzati con filati naturali, sono caratterizzati da disegni jacquard astratti, ricchi di texture e matericità. La loro presenza introduce una qualità avvolgente e calda, costruendo un contrasto sensoriale con il metallo della struttura tubolare. Il sostegno rimane visibile, ma la trama e la consistenza del tessuto lo riconducono a una condizione più tattile: il confine non si impone come bordo rigido, diventa soglia di appoggio, punto di contatto tra l’oggetto e lo spazio abitato.
La versione outdoor apre invece la seduta a una dimensione più esposta. I filati tecnici conferiscono al materiale funzionalità e, insieme, un aspetto a intreccio tridimensionale, capace di dialogare con l’ambiente esterno senza perdere qualità formale. Il rivestimento è chiamato a confrontarsi con la luce, l’aria, l’umidità, la permanenza all’aperto; al tempo stesso richiama, con sottile ironia, l’immaginario delle sdraio e delle amache, fatto di relax, sospensione e intimità. In questa declinazione il limite non protegge isolando, ma permette all’oggetto di misurarsi con un ambiente più instabile, attraversato e condiviso.
Con la versione archive, il progetto sposta il confine sul piano della durata. I materiali stampati con fantasie provenienti dall’archivio storico tessile della Fondazione Gentili Mosconi attraversano la soglia tra conservazione e uso, tra memoria e presenza. Da questa preziosa collaborazione emergono rari disegni che testimoniano la tradizione del distretto tessile comasco, fondata sulla sinergia tra sensibilità artistica, gusto compositivo e maestria tecnica. Il tessuto non viene assunto come reperto da custodire a distanza, ma come materia ancora capace di entrare in relazione con una forma contemporanea, portando nella seduta il tempo della sua provenienza.
La scelta di lavorare su tre “vestimenti” diversi non risponde soltanto a un’esigenza funzionale, ma costruisce un sistema di variazioni attorno a una stessa forma. La matrice metallica rimane costante, mentre il tessuto modifica l’identità dell’oggetto, il suo modo di abitare lo spazio e la relazione che stabilisce con chi lo utilizza. Ogni seduta diventa così una forma aperta, capace di cambiare e adattarsi senza perdere la propria struttura.
In questa tensione tra permanenza e trasformazione si riconosce anche il metodo di Anticamera. Nata a Como come organizzazione culturale no profit, Anticamera lavora sul dialogo tra design, artigianato e ricerca artistica, trasformando idee, materiali e saperi in oggetti a funzionamento poetico.
Il progetto non nasce dunque come gesto autoriale isolato, ma come processo collettivo: il progetto è stato sviluppato con l’aiuto di Antonio Cao, la struttura metallica è realizzata con Fratelli Broggi, mentre i tessuti provengono da Luigi Verga S.p.A. e dalla Fondazione Gentili Mosconi, realtà che radicano il progetto nel territorio e nella sua cultura materiale. In questo percorso, il dialogo con il tessuto artigianale e produttivo locale è sostenuto anche dalla collaborazione con Confartigianato Imprese Como, main partner di Anticamera e interlocutore privilegiato nella costruzione di una rete di competenze legate al fare.
Matrici è, in questo senso, un progetto di confine anche nel metodo: tra arte e design, tra industria e artigianato, tra funzione e immaginario, tra oggetto e racconto. Le sedute non si limitano a occupare uno spazio, ma lo interrogano; non definiscono una forma conclusa, ma un campo di possibilità. Il confine, da limite, diventa struttura viva: ciò che permette alla materia di prendere forma, alla memoria di tornare in circolo, all’oggetto di farsi luogo di relazione.
Il progetto è sostenuto dalla Fondazione Provinciale della Comunità Comasca.
Anticamera è un’organizzazione culturale non profit nata a Como con l’intento di promuovere il dialogo tra design, artigianato e ricerca artistica. Nata come laboratorio di idee e di pratiche, Anticamera trasforma concetti in “oggetti a funzionamento poetico”: manufatti in cui la sensibilità estetica si intreccia con la dimensione sociale e la rigenerazione dei materiali. Nel suo Atelier, lo spazio si fa cerniera tra tradizione e sperimentazione, accogliendo materiali e saperi diversi per farli convergere in nuove forme di espressione condivisa.