Sedia in legno, pelle, ottone, vetro
Ukuli
2026
Il confine non è mai solo una linea.
Può dividere spazi, culture e paesaggi, ma può anche separare momenti, ricordi e generazioni.
Il tema di quest’anno mi ha portato a riflettere oltre i confini fisici. Non soltanto dove esiste un confine, ma anche quando.
Esiste un confine fatto di distanza, e un altro fatto di tempo.
Nella tribù Hamer, in Etiopia, esiste un rituale chiamato Ukuli Bula che segna il passaggio tra l’infanzia e l’età adulta. Più che una semplice cerimonia, rappresenta una transizione fisica e simbolica verso una nuova identità.
Durante il rituale, un giovane uomo, chiamato Ukuli, deve correre sopra il dorso di una fila di tori per quattro volte senza cadere. Una prova di equilibrio, coraggio e controllo.
Solo superando questa prova può essere riconosciuto come adulto, ottenere il diritto di sposarsi e assumersi la responsabilità del proprio bestiame e del proprio futuro.
Prima del salto, il suo corpo viene trasformato attraverso gesti e segni rituali: sabbia, pittura, capelli rasati e argilla diventano simboli di cambiamento e preparazione.
Al centro dello schienale, un’ellisse rotante in vetro arancione diventa simbolo del tempo in movimento: continuo, ciclico, mai immobile, come il sole.
Il suo movimento richiama anche la corsa ripetuta del giovane iniziato durante il rituale dell’Ukuli Bula, attraversando incessantemente il confine tra giovinezza ed età adulta. Il vetro è stato scelto per incarnare la fragilità di questo confine. Trasparente ma fragile, esiste in una tensione delicata tra presenza e scomparsa. Proprio come la transizione e il confine tra giovinezza ed età adulta.
I braccioli terminano con forme ispirate alle corna dei tori, un riferimento diretto agli animali al centro del rituale. Piuttosto che riprodurli in modo letterale, la forma diventa più essenziale e scultorea, quasi astratta, trasformando un simbolo culturale in un linguaggio progettuale/ di design.
L’ottone è stato scelto per la sua presenza calda e dorata e per la sua capacità di trasformarsi nel tempo.
A differenza della fragilità del vetro, l’ottone introduce un senso di forza, resistenza e permanenza, incarnando la resilienza necessaria per attraversare questo confine.
Un confine è anche il momento in cui l’identità si trasforma: la fragile soglia in cui una condizione termina e un’altra inizia.
Ispirato al rituale Hamer dell’Ukuli Bula, il progetto trasforma un rito di passaggio in un oggetto contemporaneo sospeso tra simbolismo e funzione.
L’ellisse rotante in vetro incarna il tempo, la ripetizione e l’instabilità: un movimento continuo che richiama l’iniziato mentre attraversa più volte lo stesso confine. La sua trasparenza parla della delicatezza della transizione, mentre i braccioli in ottone a forma di corna evocano forza e resistenza.
Fragilità e permanenza coesistono in tensione, così come ogni trasformazione contiene al tempo stesso perdita e divenire.
Nato in Etiopia e cresciuto a Milano, Abreham Brioschi è un designer la cui ricerca nasce dall’incontro tra cultura etiope e sensibilità italiana contemporanea. Il suo lavoro reinterpreta simboli, forme e tradizioni etiopi attraverso un linguaggio essenziale e contemporaneo, unendo autenticità culturale, artigianato e design raffinato.
La sua pratica si sviluppa attraverso la collaborazione con artigiani e aziende italiane, una particolare attenzione ai materiali naturali, soprattutto al legno, elemento centrale della sua ricerca e profondamente legato alla tradizione scultorea africana.
Questa è la sua seconda partecipazione al Lake Como Design Festival.