Marijke De Cock

Oggetti realizzati con perline di vetro e resina, alluminio lucidato e rovere europeo

Constellation 
2026

De Cock abita la soglia tra artigianato e arte, tra il decorativo e l’autonomo, tra il corpo che indossa e lo spazio che accoglie. La sua pratica nasce proprio in questa zona liminale: prendendo ricami e lavorazioni con perline — tecniche storicamente al servizio del capo d’abbigliamento — e liberandole dal loro ruolo di supporto, permettendo loro di esistere da sole, di parlare autonomamente, di diventare qualcos’altro.

Questo gesto di emancipazione è esso stesso un attraversamento di confine. L’ornamento, un tempo definito da ciò che decorava, viene ridefinito dalla propria presenza. La linea — tracciata in modo intuitivo, quasi automatico, senza l’intervento del pensiero razionale — diventa protagonista. Si muove. Danza. Rifiuta di essere contenuta.

Nei suoi lavori più recenti, queste linee acquisiscono una libertà crescente. Si estendono sulle pareti, si sospendono tra pavimento e soffitto e entrano in dialogo con costellazioni di perline di vetro — alcune ricamate a mano secondo la tecnica tradizionale da artigiani in India, altre soffiati dal vetro e ingranditi fino al punto in cui la perla diventa un oggetto scultoreo, mettendo in discussione la propria natura e funzione. Il confine tra materiale e forma, tra tecnica e significato, viene costantemente negoziato.

La nuova serie Constellation, presentata qui, porta questa logica ancora oltre. Le linee si muovono liberamente nello spazio tridimensionale, non più vincolate alla parete. Le perle — trasparenti, ingrandite, strutturalmente presenti — diventano gambe che sostengono tavoli e strutture espositive, rivelando la costruzione sottostante. La luce le attraversa, raddoppia le ombre, modifica i colori, collegando l’opera al momento presente e allo spazio specifico che la accoglie. Il confine tra scultura, design, gioiello e architettura diventa produttivo anziché restrittivo: un luogo di invenzione.

Lo sguardo si muove tra il tutto e il dettaglio, tra l’andamento di una linea e la singola perla che cattura e rifrange la luce. Tra ciò che è stato realizzato a mano in un momento di pura intuizione e ciò che ha richiesto mesi di lavoro meticoloso e dedicato. Tra l’intimo e l’architettonico. Tra una tradizione tramandata di generazione in generazione e una sensibilità pienamente, inequivocabilmente contemporanea.

È proprio in questi spazi di confine, come suggerisce il tema del festival, che diventa possibile l’emergere di qualcosa di nuovo.

Marijke De Cock vive e lavora ad Anversa, dove ha studiato Moda presso la Royal Academy of Fine Arts. Da anni lavora come designer all’interno del team di Dries Van Noten, specializzandosi, tra le altre cose, nella concezione e creazione di ornamenti e gioielli d’eccezione. Questo impegno ha in un certo senso influenzato la sua pratica personale, portandola ad adottare una tecnica artigianale consolidata, solitamente legata al capo d’abbigliamento a cui è destinata, ma che lei sceglie di far funzionare in modo autonomo e compiuto. Si tratta di una tecnica antica e tradizionale, lunga e complessa — che prevede l’uso di perline di vetro e che viene tramandata di generazione in generazione — che l’artista accosta con sensibilità alla sua fascinazione per la mano che, per così dire, si muove da sola, sembra prendere decisioni proprie e trascende il pensiero.

Il risultato si manifesta in serie distintive di sculture murali astratte e intuitive che, arricchite da perline, celebrano soprattutto il desiderio di creare, attraverso un materiale che risale a migliaia di anni fa e che ci accompagna fin dall’infanzia, spingendoci a inventare ornamenti, a decorare una persona o uno spazio.