Oggetti in ceramica e mix di materiali
Landscape Memories
2026
Landscape Memories è un’installazione composta da tre sculture in ceramica, ciascuna accompagnata da tre composizioni olfattive. Il progetto prende come punto di partenza il paesaggio mediterraneo e, più precisamente, la costa della Puglia nel sud Italia, un territorio segnato dall’erosione del suolo e da un rapporto instabile tra terra e mare.
Il progetto considera il paesaggio non come una superficie stabile, ma come un territorio in costante trasformazione. Il terreno si sposta, le coste si erodono, le specie si spostano e l’attività umana modifica progressivamente gli ambienti. In questo contesto, il confine non è una linea fissa: diventa una zona di contatto e trasformazione tra elementi differenti.
Le tre sculture traggono la propria forma da grotte e formazioni geologiche sotterranee. Evocano un paesaggio al di sotto della superficie, modellato gradualmente dalla pressione, dall’erosione e dal movimento della materia.
La loro realizzazione sviluppa ulteriormente questa idea di trasformazione. Le sculture sono prodotte attraverso un processo di estrusione ceramica 3D, che costruisce ciascun elemento strato dopo strato seguendo una traiettoria programmata. Il percorso della macchina definisce direttamente la superficie dell’opera. Non ritorna mai esattamente nello stesso punto: a ogni rotazione, la traiettoria si sposta, generando una torsione continua lungo la forma. Gli stessi moduli possono quindi evolvere in modo diverso a seconda della loro posizione e del loro assemblaggio, consentendo un’ampia varietà di configurazioni a partire dallo stesso sistema.
Una volta stampata, la forma continua a evolversi. L’argilla si assesta sotto il proprio peso, si contrae durante l’essiccazione e si trasforma nuovamente durante la cottura. La scultura finale conserva le tracce di queste successive trasformazioni. È il risultato di un equilibrio tra una traiettoria programmata e ciò che la materia produce in modo imprevedibile.
Le tre sculture utilizzano la stessa libreria di moduli, assemblati in tre configurazioni differenti sviluppate in collaborazione con SuperForma srl, Milano. Nelle loro strutture sono integrate delle aperture che permettono all’aria di circolare attraverso le opere. Questa porosità ha anche una funzione pratica: consente alle fragranze di attraversare le sculture grazie a un sistema di ventilazione integrato e al sistema di diffusione ORB di Genius Loci. La struttura delle sculture diventa così al tempo stesso forma fisica e sistema per la circolazione dell’aria e delle fragranze.
Le tre composizioni olfattive sono state sviluppate con la parfumeur Laurène Sourdillon / Givaudan Paris. Ciascuna corrisponde a una dimensione del paesaggio: il mare, la terra e la flora mediterranea. Non mirano a riprodurre un singolo odore del paesaggio, ma a evocare diverse delle sue componenti, che coesistono all’interno dello stesso territorio.
Le tre fragranze vengono diffuse simultaneamente attraverso le sculture. Si muovono nello spazio, si incontrano e si mescolano in funzione delle correnti d’aria. La loro combinazione produce una quarta fragranza, non composta a priori. Essa emerge dall’interazione tra le tre composizioni originarie. Come in un paesaggio naturale, dove gli odori della vegetazione, della terra, della roccia, dell’acqua e dell’aria si combinano, questa nuova fragranza cambia in funzione della posizione del visitatore, del movimento dell’aria e del momento dell’esperienza.
Questo principio di combinazione riflette il modo in cui funziona un paesaggio. Un territorio non è costituito da elementi isolati, ma dalle relazioni tra suolo, acqua, piante, aria e organismi che lo abitano.
La fragranza introduce nell’installazione una materia invisibile e mobile. A differenza della scultura, che possiede una forma e una struttura fisiche, la fragranza si muove nello spazio, attraversa i confini e resiste a una delimitazione precisa. Diventa così un ulteriore modo di pensare il confine: non come separazione, ma come spazio di passaggio e interazione.
In Landscape Memories, il confine non è dunque un limite, ma uno spazio di trasformazione. Si sposta tra terra e mare, superficie e sottosuolo, visibile e invisibile.
Le sculture e le fragranze rendono percepibile questo paesaggio mutevole: un territorio in continua trasformazione.
Profumo: Laurène Sourdillon, Givaudan
Partner di progetto / Produttore: SuperForma srl, Milano
Dispositivo olfattivo: ORB by Genius Loci
Coco Brun è un’artista multidisciplinare francese la cui pratica esplora le relazioni tra materia, memoria e trasformazione. Attraverso la scultura, il tessile, la stampa 3D e il profumo, crea ambienti sensoriali in cui i paesaggi appaiono come sistemi instabili modellati dall’erosione, dal tempo e dalla circolazione culturale. Il suo lavoro indaga come le forme emergono, scompaiono e si ricompongono continuamente. Combinando l’artigianato con le tecnologie digitali, traduce fenomeni naturali — collasso, sedimentazione e porosità — in forme scultoree e olfattive. I materiali diventano portatori di memoria, conservando tracce invisibili e lente trasformazioni.
Durante una residenza in Puglia nel 2025, ha esplorato scogliere, pinete, spiagge e macchia mediterranea, raccogliendo non oggetti da conservare, ma frammenti sensoriali: odori, texture, motivi, colori e forme geologiche. Questa ricerca ha portato a Landscape Memories, un’installazione in cui il profumo è considerato un mezzo a sé stante, al fianco della ceramica, dei tessuti e della scultura.
Il suo lavoro non mira a ricostruire un paesaggio, ma piuttosto a evocare un ricordo instabile, sospeso tra presenza e assenza, superficie e profondità. Attraverso le sue installazioni, Coco Brun affronta il paesaggio come una soglia vivente — uno spazio in cui i confini tra natura e cultura, organico e artificiale, memoria e trasformazione rimangono in costante mutamento.
“Non mi definisco un’artista ecologica. Lavoro in una tensione costante attorno a questioni quali il paesaggio, il collasso, la trasformazione e il nostro rapporto con il mondo vivente. Cerco di aprire spazi di riflessione piuttosto che fornire risposte. Per me, l’arte non dimostra nulla. Rivela.”