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Palazzo Valli Bruni
6-10 ottobre 2021

Zatoo Designstudio

ZATOO è l’acronimo delle iniziali dei due architetti ideatori del progetto Designstudio, Martina Zappettini e Valerio Tunesi. Il sodalizio, nato già all’interno della Facoltà di Architettura di Genova, si è sviluppato nell’ambito della ricerca progettuale su diverse scale, fino all’incontro con il design industriale nel 2010. Il percorso formativo comune ha inciso sull’attuale processo ideativo, in cui il disegno è pensato quale valore e strumento imprescindibile al progetto, nella sua immediatezza e nel suo farsi costruttivo, nel continuo passaggio di scala dal macro al micro e viceversa. Il disegno e la produzione di componenti di arredo rispecchia il punto di contatto tra l’essere architetti e il momento percettivo-creativo informale, tra disciplina e gioco. Filo conduttore è la modularità, fattore che entra nel progetto anche all’interno dello stesso oggetto nei suoi elementi compositivi e funzionali. Da qui la versatilità rappresenta il carattere aggiunto che esprime la sintesi attuale del percorso affrontato sino ad oggi.

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È un progetto manifesto del modo di concepire il design quale disegno progettuale e costruttivo, aderendo, quale matrice, al design razionalista, dove la bellezza scaturisce da un insieme unitario tra funzione, costruzione, ergonomicità e comfort nella loro essenzialità; l’approccio viene sviluppato in chiave contemporanea mediante un’operazione analitica e ri-compositiva dei singoli elementi costitutivi. CC non è solo una singola poltrona, bensì un sistema di sedute, spinto all'essenzialità dai suoi elementi, disegnati quali elementi geometrici puri: la struttura, essenziale, ricalca quella delle poltrone del Bauhaus, mentre l’imbottitura è scomposta in una serie di cuscini cilindrici disposti successivamente. 

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La componente partecipativa porta così l’oggetto ad una dimensione anche artistica, in cui ogni utente si riconosce nell’oggetto unico a seguito dei propri cambiamenti apportati: i cuscini cilindrici sono intercambiabili, componibili in una libera successione a formare i componenti di appoggio - seduta e schienale-. Ogni seduta si presenta quindi con una forma 'archetipa del moderno' quale immagine finale di un processo ideativo e costruttivo collegato quindi all’architettura razionalista italiana ed europea; ma, se un secolo fa l’unicità del prodotto artigianale veniva abbandonata in nome di un’omologazione industriale, adesso si recupera tale dimensione mediante la componente versatile/partecipativa che ne detta la possibile unicità e artisticità del pezzo.